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Euritmia

L’Euritmia nasce come arte all’inizio del XX secolo e venne esercitata, sviluppata ed elaborata ulteriormente da colui che l’aveva ideata, Rudolf Steiner, e dalla moglie Marie, che divenne anche la trasmettitrice con corsi di preparazione e di formazione.

Da subito si presentò come un’arte nuova, moderna che, priva di accessori e di strumenti che mediavano l’impulso artistico con chi lo accoglieva, trasformava in un certo senso l’autore dell’opera in opera artistica stessa. Diversa dalla danza e dalla ginnastica, in cui prevalgono la parte estetica ed esteriore dell’essere umano e che si poggiano essenzialmente sulla corporeità fisica, essa è un’arte interiore di cui il corpo è uno strumento necessario di espressione di movimenti sottili ma anche rispondenti a geometrie oggettive.

Accanto all’euritmia artistica si è andata poi sviluppando anche un’euritmia terapeutica ed una euritmia pedagogica; ed è quest’ultima che viene applicata nella scuola Arcobaleno ai bambini del ciclo elementare ed anch’essa, come la Grafica, si configura come una disciplina che, in modo trasversale, supporta vari insegnamenti.

Essa viene fatta esercitare dal bambino sin dalla prima classe elementare, all’età di 6-7 anni, quando la parte scheletrico-minerale ha raggiunto una sua propria stabile conformazione. Nelle classi precedenti, tuttavia, si possono far fare dei piccoli movimenti euritmici che, a conclusione di una fiaba raccontata dall’insegnante, possono servire a “drammatizzare” il contenuto, secondo gesti che rappresentano, ad esempio, il chiuso e l’aperto, il sonno del seme e lo spuntare del fiore e via dicendo.

In I° elementare, invece, l’euritmia ha la funzione di supportare la conoscenza delle lettere dell’alfabeto: si parte dalle vocali, prima eseguite con gli arti inferiori secondo la rappresentazione grafica (partendo sempre dall’alto) e, successivamente con l’aggiunta degli arti superiori. L’alunno diventa così egli stesso una A, o una I eccetera, prima in forma statico e poi in movimento, rendendo così visibile la lettera stessa: l’Euritmia si può definire infatti anche “parola in movimento”.

Alle vocali si aggiungono poi le consonanti, facendo mostrare come queste siano segni tratti dal mondo fisico ( la M è simile alle onde del mare, la F al guizzo del fuoco) mentre le vocali esprimono soprattutto condizioni interiori come la gioia, la paura, l’amore.

Gli alunni, contemporaneamente, si esercitano nello stesso modo in italiano, nella comprensione e nella distinzione delle lettere dell’alfabeto. Similmente anche l’apprendimento dei numeri in matematica e, poi, della geometria, sarà accompagnato dalla vivenza dei movimenti euritmici: scansione, ritmo, conteggio in avanti ed indietro, figurazioni di cerchio, quadrato, rettangolo.

E’ importante ricordare che anche in questo caso, come nella grafica, l’individuazione del punto centrale come elemento cui riferirsi ed intorno al quale “disegnare” con gli arti la figura, avviene in IV°, V° elementare, nel momento della crisi insita in questa età (nascita del pensiero logico e critico, contrapposizione tra interno ed esterno, inizio della ricerca di una identità) e risulta molto utile per stabilizzare nell’alunno una centralità ed una entrata concreta nella realtà.

Accanto a questa direzionalità didattica dell’Euritmia, ne esiste anche un’altra più artistica in quanto si può trarre, ad esempio, da una poesia, l’ispirazione di movimenti che ne rappresentano il contenuto o le immagini, l’elemento musicale diventa in questo caso un utile completamento.

E’ utile ricordare che la nostra pedagogia si basa sull’osservazione della costituzione dell’essere umano e che in questa, individua le tre facoltà; pensare-sentire-volere, e le considera nel loro prevalere l’una sulle altre a seconda delle fasce d’età. L’euritmia serve ad armonizzare queste tre facoltà mettendole in equilibrio tra loro. Attenua il predominare dell’elemento razionale su quello emotivo, calma l’iperattività del volitivo, risveglia un sentire troppo spento e placa l’eccessiva sensibilità.

Ogni movimento, partendo dallo stesso passo, è triarticolato, così come lo sono le vocali, ognuna delle quali viene eseguita in tre modi a seconda che rappresentino o manifestino l’una o l’altra facoltà.